C. Busto A.

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LA BIBLIOTECA SI SVELA:

INCONTRO SU GAETANO CRESPI

Ha preso il via giovedì 2 ottobre l’iniziativa “La Biblioteca si svela“, che invita il pubblico a scoprire il prezioso patrimonio della sezione di Storia locale della biblioteca, che, oltre a comprendere più di 1000 libri e opuscoli riguardanti la storia, la cultura, i personaggi importanti e gli scrittori della nostra città, custodisce appunto alcuni fondi significativi, in primis quello dell’architetto del liberty Silvio Gambini con i progetti originali, i disegni, i libri e la sua corrispondenza e il Fondo Bruno Grampa con manoscritti e documenti preziosi.

Dopo l’incontro dedicato a Silvio Gambini, il 14 ottobre sarà la volta di “Gaetano Crespi: un bustocco poeta a Milano”, a cura della studentessa Valeria Grazioli, autrice di una tesi di laurea, prodotta a cavallo tra il 2013 e 2014, che approfondisce una parte del Fondo Crespi–Legorino (tre bustocchi, Gaetano, Ferruccio ed Enrico, che hanno operato con la loro attività poetica, pittorica e scultorea negli anni a fine Ottocento). In particolare la tesi, intitolata “Lo spazio, la storia, la cultura: Gaetano Crespi e il cuore di Milano” si focalizza su Gaetano, il poeta, che operò a Milano, con riconoscimenti e frequentazioni di personaggi famosi quali Verdi, Trilussa, Fogazzaro.

Conduce l’incontro la giornalista Marilena Lualdi.

L’incontro è organizzato in collaborazione con La Famiglia Bustocca.

Ecco l’introduzione della tesi, in cui sono citati i documenti della biblioteca utilizzati per l’approfondimento:

Milano è sempre stata una delle città italiane più attive nel processo di sviluppo del nuovo Stato. Insieme alla fondazione e all’espansione di importanti società industriali, Milano divenne motore della vita culturale: fulcro dell’attività editoriale, vide nascere importanti case editrici, numerose riviste e quotidiani diffusi a livello nazionale, nonché svariate associazioni intellettuali. Ricostruire il legame fra il territorio, la sua storia, i personaggi che l’hanno vissuta e le tracce che hanno lasciato in eredità è l’obiettivo del progetto Lo spazio, la storia, la cultura in cui rientra questo lavoro di ricerca su Gaetano Crespi, uno dei personaggi più in vista nella Milano tra fine XIX e inizi XX secolo, che ha lasciato un’impronta notevole nella storia culturale della città. Gaetano Crespi nacque a Busto Arsizio nel 1852 e venne mandato in tenera età dai nonni materni a Milano, città che non avrebbe più lasciato. Cagionevole di salute durante l’infanzia, orfano ancora adolescente, Crespi dovette interrompere gli studi e iniziare una lunga carriera come semplice impiegato, proseguendo poi da autodidatta. La passione per il mondo artistico e, in particolare, per quello letterario non lo abbandonò mai, anzi andò via via crescendo fino a renderlo una delle figure più popolari in città: fu antesignano di quello che oggi definiremmo “operatore culturale” e organizzatore di eventi culturali.

Appena ventenne, Crespi partecipò alla fondazione della Famiglia Artistica e, diventato uno dei membri più propositivi, conobbe molti tra gli intellettuali, scrittori, pittori, musicisti, più importanti ed influenti del periodo: Segantini, Cremona, Boito, Giacosa, e anche Giuseppe Verdi. Insieme a questi artisti, partecipò e organizzò mostre, spettacoli, serate di lettura per Milano.

Un’amicizia importante e destinata a durare a lungo nacque con uno dei fondatori della Famiglia, Vespasiano

Bignami, compagno di avventure artistiche e amico di famiglia. Collaborò anche con Enrico Mangili, per la realizzazione di un volume il cui incasso andò devoluto in beneficenza e con altri poeti dialettali, sostenendoli generosamente nella preparazione dei loro libri di poesie. Fu in buoni rapporti e collaborò con editori e testate giornalistiche, in particolare con il «Corriere della Sera», alla pagina culturale. Nel tempo rimasto libero dal lavoro e dalle cure alla famiglia, Crespi fu anche un prolifico e poliedrico autore: diede alle stampe almeno una ventina di libri, per la maggior parte formati da raccolte di poesie in dialetto

milanese. Tentò la via del teatro con alcuni copioni, però senza ottenere successo; scrisse le parole per diverse canzoni, tra le quali è da ricordare Su sul Dômm.

Al centro dei suoi componimenti furono sempre Milano e il suo contado. Crespi rappresentò con uno stile leggero, spesso comico o satirico, i personaggi tipici di questi ambienti, avvolti dai problemi e dalle difficoltà, propensi ad eccessi nel mangiare e nel bere. Trasse spunto da eventi cittadini e tradizioni milanesi, come la festa organizzata dall’Associazione dei Giornalisti all’Arena o la vita monotona ma spensierata dei contadini. Dedicò anche opere ai monumenti e ai luoghi della città di Milano, rappresentandone il valore affettivo e il legame di questi con i cittadini.

A testimonianza della grande cultura del Crespi, molti echi o citazioni della tradizione letteraria italiana e, soprattutto, milanese caratterizzano i suoi testi: Carlo Porta è senza dubbio il modello privilegiato, a cui tende e si ispira. Numerosi studi e approfondimenti furono dedicati a personaggi tipici di Milano, come il cantastorie Barbapedanna, o proprio il grande Porta. Appassionato collezionista di cimeli e opere di valore antiquario, Crespi si fece promotore della Raccolta Portiana, tutt’oggi esistente presso il Castello Sforzesco: con grande pazienza e impegno, cercò e raccolse una quantità immensa di manoscritti, lettere, opere del Porta, donandoli al Comune di Milano affinché tutta la città potesse prenderne visione e conoscere al meglio il poeta, e sperando che diventasse utile anche a studiosi e commentatori.

La prima parte di questo lavoro è dedicata alla ricostruzione e alla visualizzazione dei luoghi in cui Gaetano Crespi ha vissuto e di cui ha scritto: I luoghi della vita e I luoghi della letteratura. Sono stati analizzati i documenti rinvenuti presso l’Archivio Storico Civico del Comune di Milano e alcuni volumi presenti nell’archivio di Gaetano Crespi conservato nella Biblioteca di Busto Arsizio. Il poeta visse sempre tra le vie del centro di Milano, abitando prima a due passi dalla Galleria Vittorio Emanuele II, poi nel cuore delle Cinque Vie e scrisse sui monumenti e le zone della città a lui più care. Le foto mostrano i luoghi e gli edifici nel corso del tempo, dal momento della loro costruzione fino ad oggi.

Nella seconda parte si analizza l’attività culturale e poetica di Crespi, concentrandosi su alcune attività e diversi testi che mostrano il rapporto, la visione e l’interazione del Crespi nella Milano in cui ha attivamente vissuto. Si portano alla luce le tematiche da lui più sentite, la varietà di metri e stili che padroneggiava con sicurezza, nonché gli importanti studi e le riflessioni condotti sul ruolo di poeta dialettale e sulla figura di Carlo Porta, fino alle vicissitudini che hanno accompagnato la formazione della Raccolta Portiana, l’opera più importante portata a compimento dal Crespi.

La terza parte presenta un percorso sulle lettere contenute nell’archivio ancora inedito del poeta, donato nel 1991 alla Biblioteca Comunale di Busto Arsizio dal nipote del poeta. Dall’analisi dell’epistolario emergono i numerosi contatti con personaggi di spicco del mondo culturale, a partire dal gruppo scapigliato e della Famiglia Artistica: vi sono lettere di Vespasiano Bignami, Giuseppe Giacosa, Arrigo Boito, Antonio Fogazzaro. Di notevole rilevanza le lettere di Antonio Cagnoni, Giuseppe Verdi e Giulio Ricordi a proposito del Concorso per la Canzone Lombarda promosso e sostenuto dal Crespi. Molte lettere furono scambiate anche con altri poeti dialettali, ai quali era unito da rapporti di amicizia e condivisione artistica in un vero sodalizio artistico: Alfredo Testoni, Pascarella, un ancor giovane Trilussa, Berto Barbarani e Ferdinando Fontana. Crespi collaborò alla realizzazione delle raccolte di poesie degli ultimi due e, almeno nel caso di Barbarani, è rimasta un’ampia documentazione delle vicissitudini editoriali, significativo spaccato della vita dei letterati del periodo, costretti a coltivare la propria arte tra difficoltà economiche, trattative editoriali e un lavoro che dava sì da mangiare, ma rubava molto tempo. Da ultimo, a testimonianza della rete di frequentazioni e conoscenze del Crespi, abbiamo riportato un cospicuo numero di attestati di stima e i biglietti di felicitazioni ricevuti in occasione dell’inaugurazione della Raccolta Portiana e delle nozze del figlio Mario: vi sono lettere di deputati e politici, tra i quali l’architetto e parlamentare Luca Beltrami, del Cardinale di Milano Ferrari, del prefetto della Biblioteca Ambrosiana e futuro Papa Achille Ratti. Segue la trascrizione integrale, anch’essa inedita, delle lettere contenute nell’archivio.

Gaetano Crespi, per quanto poco ricordato, era dunque un personaggio noto e molto dinamico nella Milano del suo tempo: per i suoi funerali, un articolo sul «Corriere della Sera» lo commemorava affettuosamente e lo ringraziava delle opere compiute in favore di Milano e dei suoi cittadini: prima su tutte la Raccolta Portiana. Una lapide lo ricorda sulla sua ultima abitazione in via Santa Maria Podone come «poetta e studios de la lengua meneghina, ambrosianon de coeur e de carater», un vero milanese doc”.

Lorenzo Fabbro